LGBTQ2017-01-19T10:19:00+00:00

LGBTQ

“Quello che stavo dicendo è che costa molto essere autentica signora mia

…e in questo non bisogna essere tirchie,

perché una più è autentica

quanto più somiglia all’idea che ha sognato di se stessa”

(Agrado, Tutto su mia madre, Pedro Almodovar)

Negli ultimi trent’anni associazioni europee e americane attive nel campo della salute mentale e delle scienze sociali (American Psychiatric Association, American Psychoanalytic Association, OMS ecc.) hanno ribadito una visione affermativa dell’omosessualità e della bisessualità. Nel contempo, si va progressivamente affermando tra gli specialisti e nelle stesse organizzazioni una visione affermativa delle identità di genere non conformi (transessualità, transgenderismo). In particolare, le più aggiornate ricerche e pubblicazioni accademiche sono oggi concordi sul fatto che non esista un unico orientamento sessuale “normale”, né un unico modello di identità di genere, ma varianti e soluzioni diversificate, percorsi e orientamenti alternativi.

Tuttavia, i pregiudizi e gli atteggiamenti ostili e denigratori nei confronti delle persone omosessuali, bisessuali e transessuali ancora persistono, soprattutto all’interno di alcuni contesti socio-culturali. Se pensiamo alle forme linguistiche ancora oggi diffuse per indicare una persona omosessuale o transessuale, solo alcune sono relativamente neutrali nel significato che veicolano; le altre, in maggioranza, contengono impliciti o espliciti riferimenti a valenze di tipo negativo, a nette categorizzazioni che vogliono marcare la distanza tra chi le pronuncia e chi ne è destinatario. Si provi a immaginare, a titolo di esempio, il processo di apprendimento in quei bambini che, vivendo e crescendo in un contesto socio-culturale omo-bi-transfobico, sentono ripetere con insistente sistematicità queste espressioni: ancora prima di comprenderne il significato, sapranno che descrivono qualcosa di indesiderabile e di fortemente negativo. Il risultato è che le persone che si riconosceranno in seguito come omosessuali, bisessuali o transessuali corrono il rischio di introiettare fin da piccole queste definizioni e di trovarsi ad affrontare in solitudine e/o con un forte senso di inadeguatezza la propria identità. Questa (auto)rappresentazione interiorizzata – più o meno omo-bi-transfobica – costruita durante l’infanzia e rivista e rafforzata in adolescenza rappresenta spesso la più forte resistenza alla possibilità di vivere naturalmente e ad affrontare amori, sessualità e relazioni umane con strumenti adulti, anche quando si è già inseriti all’interno di una comunità LGBTQ (lesbica, gay, bisessuale, transessuale, queer).

È proprio sul tema del disvelamento, della difficoltà a raccontarsi e a costruire la propria identità sessuale e affettiva che il counselling e la psicoterapia analitico-transazionale possono dare il proprio contributo, lavorando sul percorso esistenziale che va dal nascondimento di sé fino all’accettazione e al coming-out sociale con amici, colleghi, famiglia, ecc. Questi strumenti possono aiutare chi ne ha bisogno a fare in modo che anche le proprie differenze rispetto alla norma sociale e culturale oggi prevalente possano arricchire e non travolgere o mettere in discussione la propria esistenza.

Presso le strutture di Performat Salute è possibile trovare professionisti esperti sulle tematiche legate agli orientamenti sessuali e alle identità di genere, in grado di accogliere e accompagnare le persone LGBTQ con professionalità e riservatezza, anche su aspetti riguardanti la vita di coppia, la genitorialità, il lavoro e la scuola, l’ambiente familiare.

Il progetto LGBTQ – PerFormat Salute si pone l’obiettivo generale di offrire un servizio a 360 gradi nell’ambito delle tematiche legate all’identità sessuale, all’identità di genere e all’orientamento sessuale. Il progetto parte dall’idea, condivisa dai suoi professionisti, che la salute non è garantita solamente da una cura clinica ma anche e soprattutto da un clima sociale e culturale accogliente verso la molteplicità della natura umana e fatto di uguaglianza e pieno diritto di cittadinanza. Dal punto di vista dei professionisti del settore socio-sanitario si traduce in preparazione, giusta informazione e capacità di offrire un servizio che non riproduca nel suo piccolo i pregiudizi e l’eteronormatività della nostra società.