Infanzia2017-01-19T10:19:00+00:00

Infanzia

“Solo per l’adulto l’infanzia è un paradiso, è il tempo dell’innocenza e della gioia, serena; l’immagine di un’età dell’oro che per un colmo di ironia nessuno riesce a ricordare è pura illusione…Gli anni della prima infanzia sono “magici” perché il bambino nel primo periodo della vita è in senso psicologico un mago: magica è la sua prima concezione del mondo in quanto egli crede che le sue azioni e i suoi pensieri possono produrre eventi…Ma un mondo magico è un mondo instabile, a volte fantomatico, e il bambino, mentre annaspa verso la ragione e verso un mondo oggettivo, deve lottare con le pericolose creature della sua immaginazione e contro i pericoli reali e immaginari del mondo esterno; siamo così posti periodicamente di fronte alle sue inspiegabili paure e ai suoi comportamenti sconcertanti…Non vi sono ricette casalinghe, istruzioni per l’uso o antidoti nell’educazione di un bambino. E’ la qualità della nostra comprensione, spesso la comprensione intuitiva di uno dei genitori che è in intima comunione col suo bambino, a fornirci il giusto metodo nei momenti critici”

S.Fraiberg, Gli anni magici. Come affrontare i problemi dell’infanzia. Armando, Roma 1970

L’infanzia è un periodo che caratterizza la vita di ogni individuo. Questa parte della vita si distingue in: prima infanzia, che va da 0 a 2 anni, la seconda infanzia che comprende il periodo dai 3 ai 6 anni, la fanciullezza dai 6 agli 11-13 anni. Durante il primo anno di vita il bambino riesce ad ottenere una serie di apprendimenti e di cambiamenti.  Sin dai primi istanti di vita il bambino è predisposto alla relazione, infatti, questa non è una conquista dello sviluppo, ma è una condizione presente sin da subito grazie alla predisposizione del neonato alla risposta sociale. Gli apparati sensoriali del neonato sono organizzati in modo da attrarlo verso l’oggetto sociale. Numerosi studi confermano il fatto che il neonato sia attratto dai volti e presenta una predilezione per la voce umana, soprattutto quella materna  che viene preferita ad altre voci femminili.

Il primo contatto che il bambino ha con il mondo esterno è il seno materno che lo nutre, soddisfacendo un suo bisogno e placando il suo disagio. Il momento del pasto risulta importantissimo per l’apprendimento delle prime regole sociali come ad esempio l’alternanza dei turni, che permette l’instaurarsi di una relazione. Affinché si instauri un’interazione tra due persone è necessario che vengano assunti dei ruoli complementari, per esempio, che uno parli e l’altro ascolti e viceversa.

Il bambino, prima di arrivare allo scambio linguistico, ha molti momenti per imparare questa complementarietà, uno di questi è il momento del nutrimento durante il quale impara l’alternanza dei turni: quando il bambino mangia la madre è generalmente passiva, mentre durante le pause diventa attiva e si rivolge al bambino in vari modi. L’interazione adulto-bambino subisce periodiche trasformazioni; nei primi mesi il bambino non dimostra timore per l’estraneo, ma dai sei-otto mesi inizia a dimostrare timore per l’estraneo e per situazioni nuove, timore che muta in base alla presenza o assenza della madre o di altre figure di riferimento. Alla fine il bambino riuscirà a comprendere che la madre esiste anche quando non è vicina, perché ha costruito una rappresentazione mentale della madre, ma soprattutto della loro relazione.

Importante per lo sviluppo del bambino è l’autonomia come meta del processo di crescita.

Tra gli 8 e 12 mesi il bimbo sviluppa un’ intensa attività di esplorazione, che esprime un bisogno primario “ di avventurarsi per conto proprio nel mondo”. Il bambino che esplora si sente sicuro del rapporto con la madre ed è grazie a questa solida base che può “prendere il largo”. Un buon rapporto iniziale continua a svilupparsi positivamente nel corso del tempo, ma può anche accadere che una situazione inizialmente non del tutto positiva si modifichi favorevolmente. Sarebbe semplicistico pensare alla prima infanzia come ad un’età dell’oro dove si accumulano le risorse sufficienti a garantire un buon adattamento emotivo e sociale.

Le famiglie sono i primi luoghi di socializzazione dei bambini dove oltre alla presenza della madre vi è anche quella di una figura maschile sia essa il padre o il compagno della madre. I genitori diventano per il bambino, oltre che delle figure di sostegno materiale e affettivo, anche delle figure da imitare e con cui identificarsi. La presenza di più figure nella vita del bambino crea una “rete relazionale” che permette di usufruire di risorse materiali, mentali ed emotive in maniera molto intercambiabile. La diversità degli interlocutori con cui il bambino si relaziona permette da una parte, di acquisire più abilità sociali, dall’altra le difficoltà di una relazione possono essere compensate dalle qualità positive di un’altra. La qualità delle relazioni sperimentate nel corso della crescita è importantissima per lo sviluppo della regolazione affettiva ed emotiva e per la conquista di strategie adeguate per l’utilizzo delle emozioni nei contesti interpersonali. Affinché si strutturi una capacità di riconoscimento e condivisione delle emozioni è necessario disporre di un legame privilegiato e affettivamente adeguato con le figure di riferimento. Un bambino impara che esprimere il disagio e ricercare conforto quando si è abbattuti è accettabile, se i genitori recepiscono i suoi segnali di malessere, se ciò non accade il bambino può inibire la propria espressività emotiva e le altre forme di contatto. Se i genitori funzionano da specchio emotivo nei confronti dei piccoli questi saranno in grado di riconoscere i propri stati d’animo, definirli e incorporarli nella propria immagine di sé.

Nella crescita personale e sociale del bambino hanno un’ importanza fondamentale la scuola e il gruppo dei pari. La scuola è un posto deputato all’apprendimento e costituisce in sé un contesto sociale importante, dove i bambini trascorrono gran parte del loro tempo e che richiede loro un adattamento specifico. Nella scuola aumenta notevolmente le possibilità d’interazione con i coetanei e di conseguenza aumenta anche la capacità di comunicare informazioni e significati come anche quella di collaborare e condividere le abilità. Allo stesso tempo si amplifica la capacità di “leggere” gli stati emotivi, le motivazioni e le intenzioni degli altri. La scarsa qualità delle relazioni con i compagni durante l’infanzia potrebbe predire successivi disturbi di adattamento; in particolare, i bambini rifiutati dai loro coetanei costituiscono un gruppo a rischio.

Quando il bambino trova difficoltà in uno dei momenti/passaggi sopra citati è importante che genitori e figure di riferimento adulte , come nonni ed insegnanti, se ne prendano carico. Spesso un intervento professionale tempestivo da parte di psicoterapeuti e/o counselor può aiutare bambini e genitori a comprendere tale disagio e valutare le opzioni per orientare un eventuale e adeguato trattamento.

Leggi l’articolo a cura di Tiziana Runco: “Massaggio Infantile e Analisi Transazionale: permessi e protezione per genitori e bambini”