Ansia2017-01-19T10:19:01+00:00

Ansia – Cos’è

L’Ansia è un’emozione universale che non è di per sé inadeguato provare: rappresenta una risposta del nostro organismo allo stress

Tale manifestazione psicologica ha quindi anche un aspetto di normalità e di necessità: è appropriato essere ansiosi all’inizio di un discorso pubblico, così come valutare con attenzione le situazioni in cui possiamo trovarci ad operare, (“Se succede questo allora.. se succede quest’altra cosa forse sarà opportuno fare…”); entrambi sono aspetti importanti dell’apprendimento.

In questa accezione, l’ansia acquista il significato di un fenomeno evolutivo e per certi versi adattivo per la sopravvivenza dell’individuo: dal punto di vista storico, i soggetti più ansiosi erano quelli in grado di preoccuparsi delle insidie dell’ambiente e, di conseguenza, questo stato garantiva loro una maggiore probabilità di riconoscere i pericoli prima degli altri che erano meno apprensivi.

Tuttavia i brevi periodi di ansia che assalgono la persona normale non sono paragonabili per intensità o durata, né per conseguenze debilitanti, a quelli vissuti da chi soffre di un vero e proprio disturbo d’ansia.

L’ansia come disturbo è paura in assenza di un pericolo evidente.

L’ansia viene divisa in due estremi: quella di stato e quella di tratto. La prima indica uno stato legato ad un particolare momento, quindi una reazione alle circostanze (“Mi sento in ansia adesso..”).

L’ansia di tratto, più disfunzionale, è una tendenza globale che l’individuo mantiene nel tempo. Per questo motivo affronta tutte le vicissitudini della vita con un costante ed eccessivo grado di ansia (“Mi sento ansioso per la gran parte del tempo”).

L’ansia, come la maggior parte dei sintomi, è spesso determinata dalle esperienze avute nelle varie tappe evolutive.

Questi stati d’ansia possono essere connessi: alla perdita di un “altro significativo” e da questo  derivano sentimenti di abbandono; alla perdita delle proprie conferme e autonomia da cui si attivano un’altra serie di manifestazioni psicologiche quali sensi di colpa, vergogna, sentimenti di scoraggiamento.

L’ansia si presenta al nostro organismo con forte batticuore, cerchio alla testa, difficoltà respiratorie o anche la sensazione di una generale disconnessione dal nostro corpo.

Il paziente con uno stato d’ansia può sentirsi irrequieto, incerto, vulnerabile, intrappolato, senza fiato, sull’orlo dello svenimento.

In terapia, diviene importante la distinzione tra il pericolo potenziale, cioè quello che potrebbe accadere e il pericolo presente.

E’ importante riflettere anche sulla diversità tra valutazione del pericolo e risposta che segue alla valutazione della pericolosità della situazione.

La risposta adeguata ad un pericolo reale è diversa da una risposta ansiosa perché, con questa modalità di risposta la nostra mente, aspettandosi una catastrofe, attiverà dei comportamenti o atteggiamenti di attacco o fuga anche quando non sono necessari.

 

Attacchi di panico

Le persone che hanno vissuto nella loro vita un episodio di ansia molto accentuato, diagnosticato (alle volte in maniera erronea) come attacco di panico, possono essere portate ad avere un pensiero ricorrente ed importante:Potrei avere un attacco di panico di fronte agli altri”.

E’ centrale nel disturbo di panico la sensazione di controllo. I pazienti con questo disturbo hanno una paura estrema di perdere il controllo di sé, così come accadrebbe se avessero un attacco in un luogo pubblico.

 

Il disturbo viene vissuto con il verificarsi di attacchi gravi e ricorrenti di ansia che si presentano spesso in modo imprevedibile. Tale processo psichico è accompagnato da numerosi sintomi quali: palpitazioni, dolore o fastidio alla pancia, sensazioni di soffocamento o di essere strangolati, vertigini, sentimenti di non essere presenti nella situazione che stiamo vivendo, sudorazione, svenimento, tremori, paura di morire o di impazzire.

Nel corso degli attacchi di panico si verifica la paura di un disastro fisico, psicologico o sociale. Gli attacchi durano generalmente solo alcuni minuti ma causano una considerevole angoscia. Hanno un inizio improvviso, raggiungono rapidamente l’apice (di solito in 10 minuti o meno)  e sono accompagnati da un senso di pericolo imminente.

Un altro pensiero che viene spesso comunicato da coloro che hanno vissuto un attacco di panico è  Potrei morire di un attacco di cuore.

L’attacco di panico viene vissuto come un episodio psichico fra i più debilitanti eppure è, dal punto di vista clinico, il più innocuo. Di attacchi di panico non si muore anche se è molto importante una approfondimento clinico per escludere eventuali patologie organiche.

Nel trattamento psicologico diviene importante imparare a dare un senso alle proprie sensazioni fische per non vederle più come segnali della perdita del controllo di sè, quindi del sopraggiungere di un attacco di panico ma come indizi, di per sé innocui, che possono essere gestiti a livello psicologico.

Una percentuale significativa di persone che soffrono di disturbo da attacchi di panico ha tali attacchi a causa di fattori psicologici e risponde bene ad interventi in cui si lavora sulla correlazione delle aspettative disattese a seguito di eventi stressanti significativi (come ad esempio, aspettative della situazione lavorativa andata male o perdite di figure significative nella vita dei pazienti).

In alcuni casi un disturbo da attachi di panico può essere l’esito di una perdita interpersonale e rappresentare una complicata forma di lutto.

Studi hanno dimostrato come un trattamento integrato con farmaci e psicoterapia possono aiutare a ridurre le ricadute in pazienti con disturbo da attacco di panico.

Il carattere di ricorrenza degli attacchi di panico porta alle volte a sviluppare una forma di ansia anticipatoria per cui ci si preoccupa perennemente di quando e dove avverrà l’attacco successivo.

Le persone possono arrivare a ridurre i viaggi per cercare di controllare la temuta situazione di avere un attacco in un luogo dal quale non se ne possono andare facilmente.

Panico e fobia si possono presentare con una certa frequenza insieme e si possono verificare attacchi di ansia in risposta a un aumentato stress situazionale.

Un battito irregolare del cuore può, ad esempio, essere interpretato  come l’avvisaglia di un imminente attacco cardiaco. Tale situazione crea un circolo vizioso di “paura della paura” dovuta alla interpretazione erronea delle proprie sensazioni fisiche.

Così questa preoccupazione eccessiva va ad amplificare sensazioni fisiche di lieve entità fino a considerarle segni di un disastro incombente: si genera così quella spirale d’ansia che scatena l’attacco di panico.

Il disturbo di attacchi di panico viene spesso correlato a difficoltà negli stili di attaccamento per cui le persone si ritrovano ad avere difficoltà nel gestire sia la vicinanza con un’altra persona, perchè ciò comporta una perdita nelle proprie libertà, sia la separazione, perchè connessa alla perdita di protezione e sicurezza.

In terapia si è portati quindi ad esplorare le paure del paziente rispetto alla sensazione di diventare dipendente, sia i conflitti che coinvolgono rabbia, indipendenza e separazione.