Età adulta2017-01-19T10:19:00+00:00

Età Adulta

La definizione dell’età adulta non è così semplice come potrebbe sembrare. Cosa significa diventare adulti? Chi è un adulto? Quali caratteristiche psicologiche gli si attribuiscono? Questa tappa della vita che si estende dalla fine dell’adolescenza all’età senile presenta modificazioni fisiche, psicologiche e sociali di particolare importanza.

I limiti temporali e la successione degli stadi dell’età adulta, possono essere così definiti: a) primo stadio (giovinezza: dai 20 ai 30 anni; età matura: dai 30 ai 40-45 anni); b) secondo stadio (mezz’età: dai 40-45 ai 65 anni).

La prima età adulta (20-45 anni)  rappresenta il periodo di grandi scelte e di importanti cambiamenti a livello sociale. Oltre alla stabilità  nelle relazioni affettive, diventa importante raggiungere una stabilità anche su un piano professionale ed economico. La famiglia ed il lavoro contribuiscono quindi alla costruzione di senso della propria identità.

In questo particolare momento storico la precarietà, l’incertezza lavorativa, sociale ed economica possono rendere difficile l’elaborazione di una positiva immagine di Sé e la realizzazione di rapporti affettivi stabili (diminuzione di matrimoni o unioni stabili) oltre a frenare un personale progetto di vita futuro.

Il giovane adulto, rispetto all’adolescente, raggiunge una certa stabilità cognitiva ed emotiva, è autonomo in senso psicologico dagli adulti, mantiene rapporti duraturi, abbracciando norme etiche e valori morali. Il compito fondamentale dell’età adulta è rappresentato dalla progressiva emancipazione dalla famiglia d’origine e dall’ingresso nella società.

Gli eventi significativi di questa fase sono rappresentati da: matrimonio o convivenza; in alcuni casi dal divorzio, presente in tutte le fasce d’età,  rappresenta un processo complesso da affrontare, risulta essere tra gli eventi più stressanti dopo la morte del coniuge. Richiede infatti un grande sforzo di adattamento ed espone al rischio di depressione poiché implica una revisione della propria identità personale oltre che dell’immagine sociale;  la nascita di un figlio, diventare genitori è un passaggio psicologicamente delicato, durante l’attesa si formano fantasie e aspettative sul proprio ruolo di genitore che condizioneranno il tipo di accudimento dei bisogni fisici, affettivi, cognitivi e sociali che saranno rivolti al bambino; il lavoro, soprattutto se si svolge con piacere ed  entusiasmo, rappresenta  fonte di benessere materiale (consente di mantenere se e la propria famiglia) e psicologico (fonte di affermazione di Sé). Si pensi allora al senso di fallimento e inutilità che può scaturire dalla disoccupazione o dal licenziamento improvviso soprattutto in età avanzata.

La seconda età adulta o età di mezzo (45-65 anni) è caratterizzata da importanti cambiamenti nell’ambito sociale in riferimento ai nuovi  rapporti da stabilire con il partner e con i figli. La carriera nel mondo del lavoro dovrebbe aver raggiunto il suo massimo livello. In questa fase dello sviluppo l’adulto sembra infatti rivolgersi maggiormente verso la propria interiorità per affrontare la progressiva e lenta fase dell’invecchiamento che talora può far esplodere la cosiddetta “crisi di mezza età”. Il rischio di questa fase consiste nel ripiegamento su se stessi e nella “stagnazione” del proprio potenziale sviluppo sociale e personale.

Si manifestano i primi segni dell’invecchiamento e questi cambiamenti “esteriori” possono rappresentare motivo di disagio e preoccupazione soprattutto per coloro che hanno sempre attribuito una certa rilevanza agli aspetti esteriori e alla bellezza della giovinezza. Importanti cambiamenti si manifestano a livello ormonale: nelle donne, intorno ai 50 anni, la menopausa rappresenta la fine del periodo fertile e può determinare dinamiche psicologiche particolarmente intense.

Gli eventi più significativi  di questa fase sono: un periodo di crisi che l’adulto vive intorno ai quarant’anni e che dura circa 4-5 anni, nel quale valuta i propri successi e/o fallimenti in campo lavorativo, relazionale e familiare operando quindi un bilancio. Spesso si rende necessaria la ristrutturazione della propria identità che a sua volta intorno ai 45-50 anni deve fare i conti con gli inesorabili cambiamenti fisici che possono rimettere in crisi la persona; la sindrome del “nido vuoto” si verifica quado i figli escono di casa per andare a vivere per conto proprio, per cui la madre e il padre possono vivere uno stato di disagio e depressione derivante dal senso di perdita del proprio ruolo genitoriale. La “nuova coppia” si deve a questo punto “ristrutturare” e ciò, a volte può comportare la nascita di conflitti e incomprensioni. Il “nido vuoto” può anche essere causato dalla morte del coniuge o dei figli; diventare nonni, questa nuova identità può essere vissuta con soddisfazione ma anche con disagio; i propri genitori diventano anziani, l’adulto in questa fase vive il duplice ruolo di genitore e figlio di genitori anziani (spesso da accudire) in più vive anche un momento cruciale della propria carriera professionale, per cui si  trova così sovraccaricato di notevoli responsabilità e impegni.

Quindi anche la fase dell’età adulta (20-65 anni) non è certo priva di cambiamenti, sviluppi, questioni da risolvere con flessibilità e spirito di adattamento per cui può emergere il bisogno di confrontarsi con un professionista (psicologo, psicoterapeuta) per superare i momenti di crisi e per focalizzare e riprendere il proprio progetto di vita.