Passeggiata non competitiva. Una esperienza di vita: passi, pensieri e parole sulla Via Francigena

In collaborazione con “Versilia Historica, Istituto Storico Lucchese – Sezione Versilia Storica”

Il gruppo di pellegrini si è mosso nel pomeriggio di un caldo sabato di giugno, il 17 per la precisione, dalla Pieve dei SS.Giovanni e Felicita di Valdicastello Carducci alla volta di Pietrasanta. Sul sagrato della bellissima Pieve, che si abbellisce nell’abside di una mensola recante la suggestiva immagine di un pellegrino, l’assessore Lora Santini ha accolto calorosamente i convenuti, benedetti subito dopo da Monsignor Danilo D’Angiolo, responsabile  viaggi e pellegrinaggi della Diocesi di Pisa. Olga Tartarelli, coordinatrice del Centro PerformatSalute Versilia, ha presentato l’evento mettendo in evidenza il valore formativo di un’esperienza che coinvolge mente e corpo, psiche ed anima, saperi e capacità. A seguire Luigi Santini, direttore della Sezione Versilia Storica dell’Istituto Lucchese, ha illustrato gli elementi fondamentali della Via Francigena. A seguire Guglielmo Pellegrino ha enumerato i vantaggi del camminare, raccomandando di praticare con costanza  tale esercizio.

Delle fonti, del senso e del significato del pellegrinare ha parlato Anna Guidi insistendo sulle corrispondenze fra i percorsi di cura della salute e i cammini di fede. A Giulio Galleni, Melania Spampinato, Luigi Santini e Mario Taiuti l’onere e l’onore di illustrare aspetti urbanistici, storici e religiosi della città di Pietrasanta che rimandano al pellegrinaggio: il ruolo delle mura, gli spedali medioevali, le stazioni di posta, le chiese.

Dalla riflessione storica è emerso che Pietrasanta è, a ragione, da annoverare fra le tappe del pellegrinaggio romeo sulla Via Francigena.

La mansione di  Munt Cheverol, citata negli itinerari dell’abate Nikulas de Munkathvera ( 1150 circa ) e del re di Francia Filippo II Augusto ( 1191 ), è da identificare con l’ospedale annesso al monastero femminile di San Salvatore fondato dal Beato Walfredo da Pisa dopo il 754. Tale complesso coincideva all’incirca con l’attuale edificio dell’ ex Ospedale Civico “Lucchesi”.

Munt Cheverol, monte della capretta, indicava pertanto la mansione dell’ospizio di san Salvatore, collocato  sotto “il monte della capra, sul quale si distende oggi il bel paese di Capriglia.

L’esperienza ha confermato le aspettative del progetto: camminamenti consapevoli per migliorarsi, migliorare, comprendere e costruire.

A cura di Anna Guidi

 

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